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“Io non so cosa sia l’odio, e non lo voglio sapere.”

progetto

Edith Bruck

Il progetto

Viviamo in un'epoca segnata da tensioni profonde: la memoria della Shoah non è più garantita solo dalla testimonianza diretta dei sopravvissuti — l’era del testimone si sta esaurendo.
Contemporaneamente ci troviamo di fronte a fenomeni come la “Holocaust fatigue”, l’usura emotiva del ricordo; la negazione e la distorsione storica della Shoah; tentativi di banalizzazione o strumentalizzazione del genocidio. In aggiunta, a partire dal 7 ottobre 2023, molte istituzioni internazionali — tra cui International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) — segnalano una forte ripresa di attacchi contro la memoria, una “inversione della Shoah”, con nuove forme di odio e revisionismo che minano la comprensione storica e la coesione civile.

Il progetto assume una visione ampia della memoria delle persecuzioni nazifasciste, considerando accanto alla Shoah anche le altre esperienze di deportazione e internamento che hanno segnato l'Europa del Novecento. In questo quadro trova spazio la vicenda degli Internati Militari Italiani (IMI), oltre seicentomila soldati italiani catturati dopo l'8 settembre 1943 e deportati nei territori del Reich per aver rifiutato di collaborare con i regimi fascista e nazista.

L'obiettivo è contribuire alla formazione di una generazione capace di leggere la Shoah come un riferimento storico fondamentale per la costruzione di una cultura della democrazia e dei diritti umani. Il progetto assume pertanto come riferimento l'insieme delle memorie richiamate dalla Legge 211/2000 istitutiva del Giorno della Memoria, approfondendo non solo la persecuzione degli ebrei d'Europa, ma anche le diverse forme di deportazione, internamento e opposizione al nazifascismo. La storia degli IMI rappresenta una significativa esperienza di resistenza civile e morale, fondata sul rifiuto della collaborazione e sulla difesa della dignità umana in condizioni estreme.

Il Progetto Edith Bruck propone una risposta educativa e civile innovativa: non più mera commemorazione, ma studio, ricerca, dialogo, azione concreta. L’intenzione è quella di trasformare la memoria in bene vivo, condiviso, responsabile: un patrimonio di consapevolezza storica e di impegno civile.

L’obiettivo è costruire una generazione che sappia leggere la Shoah non come evento concluso del passato, ma come luogo della storia su cui costruire un presidio di democrazia e diritti umani.
Per farlo, il progetto punta su tre pilastri fondamentali:

  • Ricerca storica e archivistica diretta su fonti autentiche;
  • Comparazione di metodologie didattiche nei principali istituti europei e internazionali di educazione alla Shoah;
  • Dialogo reale e concreto — tra scuole italiane, comunità religiose diverse, generazioni, paesi — come strumento di memoria condivisa e di convivenza.

È in questo spirito che nasce l’edizione 2026-2027: come esperimento educativo europeo e multiculturale, capace di restituire memoria, dignità, consapevolezza.

Tre donne al cuore del progetto

Questa edizione pone al centro tre figure femminili emblematiche della resistenza morale, culturale, e storica alla persecuzione nazista, come assi portanti del percorso educativo.